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L’INCREMENTO DELLE MALATTIE CRONICO-DEGENERATIVE E NEOPLASTICHE ALLA LUCE DEI NUOVI MODELLI PATOGENETICI

Nel corso dell’ultimo secolo e soprattutto negli ultimi decenni (un tempo infinitesimo in relazione ai tempi propri della bio-evoluzione e quindi dell’adattamento co-evolutivo dei vari organismi all’ambiente) l’uomo ha prodotto e immesso nella biosfera una quantità immensa di molecole artificiali (alcuni autori anglosassoni hanno parlato di fall-out chimico), trasformato interi ecosistemi (micro)biologici e virali, enormemente amplificato la gamma delle forme di energia immesse nell’ecosfera.
Parlare oggi di ambiente e salute significa cercare di comprendere quali potrebbero essere gli effetti bio-molecolari di questa trasformazione drammatica, che da alcuni decenni mette sotto pressione la biosfera e in particolare l’assetto genetico ed epigenetico degli organismi superiori. Per valutare correttamente l’impatto biologico (e sanitario) dell’attuale modello di sviluppo non si può prescindere da una cornice bio-evolutiva di lungo periodo e da una riflessione più complessiva sul rapporto, in via di vertiginosa trasformazione, tra uomo e ambiente. La Transizione Epidemiologica del XXI secolo, consistente in una drammatica riduzione delle patologie acute da cause esogene e in un altrettanto significativo incremento delle patologie cronico-degenerative da cause endogene (immunomediate, neuro-degenerative, endocrino-metaboliche, cardiocircolatorie e neoplastiche), appare sempre più chiaramente correlata alla repentina alterazione dell’ambiente prodotta dall’uomo e alle conseguenti trasformazioni epigenomiche (fetal programming) che avvengono nelle prime fasi dello sviluppo del feto e del bambino.